Presentazione corso

CANTAR LEGGENDO.

Titolo dell’omonima pubblicazione (R.Goitre – Ed. Suvini Zerboni), il corso è volto a sviluppare in circa 30 lezioni la capacità di lettura ed esecuzione a prima vista della musica vocale.

Trattasi di un percorso specificatamente rivolto alla formazione di coristi e di amanti del canto. Si rivolge a tutti coloro che intendano acquisire un efficiente metodo di lettura della musica cantata mediante la pratica della solmisazione. Il percorso interessa anche coloro che studiano canto, la cui didattica è spesso limitata alla sola tecnica vocale esecutiva escludendo la capacità di lettura autonoma.

Tradizionalmente attribuito al monaco Guido d’Arezzo e utilizzato dai cantori della grande polifonia, il sistema della solmisazione in occidente è la base dell’educazione musicale di massa, differentemente da quanto avviene oggi in Italia (!).

Per approfondimenti rimando alla ricca documentazione disponibile su internet ricercando le voci “Do mobile” , “Metodo Kodaly”, “Tonic SolFa system” (1)  ecc..

Nei paesi di cultura occidentale (ma non in Italia) la denominazione delle note (DO, RE, MI, FA ecc.) è usata solo nel canto per indicare la loro funzione relativa/grado all’interno di una scala (es. tonica, dominante, ecc.) indipendentemente dall’altezza assoluta, quindi dalla tonalità.

Le note prodotte da uno strumento (es. pianoforte, chitarra ecc.) sono invece denominate con le lettere C, D, E, F, ecc. che corrispondono alla posizione del rispettivo tasto sulla tastiera. La corrispondenza ” nome di una nota = nota prodotta ”  è valida solo a condizione che lo strumento sia effettivamente intonato e che non sia stata eseguita la trasposizione, come può avvenire su certi strumenti (es. alcuni organi liturgici moderni/tastiere elettroniche e – tipicamente – sulla chitarra usando il capotasto).

E’ a tutti chiaro che cantare la stessa melodia in toni diversi, ciè a diverse altezze, non comporta per il cantore alcuna osservanza delle alterazioni in chiave che sono invece indispensabili per il “trasporto” nell’esecuzione strumentale (spesso non senza difficoltà). Il sistema vocale è quindi assolutamente affrancato dalle difficoltà che riguardano invece la musica strumentale.

La differenziazione dei percorsi formativi (canto vs. strumento) – come attuata all’estero –  comporta immediati esiti di alfabetizzazione musicale che in Italia sono impensabili e impossibili da raggiungere finchè l’educazione vocale continuerà ad essere subordinata all’impostazione teorica strumentale.

Per una breve spiegazione della funzione tonale delle note rimando in particolare alla pag. VI (Guido d’Arezzo e l’inno di S.Giovanni) dell’introduzione al Metodo Goitre (scaricabile dalla bacheca di questo sito).

Il metodo proposto è insostituibile per affrontare con coscienza la pratica corale amatoriale acquisendo al contempo la capacità di leggere nelle varie chiavi del setticlavio. Ciò significa poter affrontare subito un brano scritto nelle chiavi antiche e anche poter padroneggiare gli intervalli del canto gregoriano scritto in notazione quadrata  su tetragramma.

Argomenti di rilievo saranno la corretta pratica respiratoria, la giusta postura, il miglioramento dell’intonazione, l’ affinamento del gusto.

Prerequisiti indispensabili sono l’intonazione e la musicalità ma, soprattutto, grande determinazione e presenza alle lezioni, la cui organizzazione dovrà essere concordata.

Per ogni chiarimento v. menu Contatti.

I partecipanti al corso sono invitati ad iscriversi alla Newsletter (v. menu).

 

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Roberto Maritan

7 giugno 2019

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(1) Poichè in merito a quest’ultima definizione solfa significa – in inglese – solfeggio, proporrei che la sua traduzione fosse “Solfeggio tonale” : con ciò  chiarendo inequivocabilmente l’implicita funzione tonale legata ai nomi delle note.